Fonderie Ozanam di Torino: come nasce il nome

È il duemilasei e come abbiamo già raccontato la cooperativa Meeting Service, oggi conosciuta come Fonderie Ozanam, si sposta in via Foligno 14. 

Occorre rifondare un luogo pieno di storia vissuta, di racconti intrappolati nei muri malmessi dell’edificio. 

Lo stucco si stacca dai muri mostrando il cemento armato, quasi come una ferita che pulsa, che parla.

Vetri rotti, polvere a terra, stanze sventrate e consumate dal tempo. 

Occorre trasformarsi, indossare un vestito che dia luce sia alla storia di questo luogo che alla visione della cooperativa.

Quindi occorre un nome nuovo, che racchiuda i nostri valori, che racconti la storia di tanti volontari e ragazzi che hanno fatto grande la cooperativa.

Fonderie Ozanam è il nome giusto

Perché Ozanam?

E perché Le Fonderie?

Partiamo da Ozanam.

Federico Ozanam nasce a Milano nel 1813 da una famiglia benestante francese.

Dopo solo due anni di vita si trasferisce a Lione dove inizia il suo percorso di studi umanitari conseguendo due lauree, prima in giurisprudenza e poi in lettere. 

Federico Ozanam dedica la sua vita alle classi sociali più in difficoltà, in un periodo storico caratterizzato da pesanti rivoluzioni industriali e politiche.

Lo stesso periodo nel quale il divario fra ricchi e poveri si allarga sempre di più.

Federico Ozanam dedica la sua vita a colmare questo divario sociale che sfocia spesso in fame e miseria; fu estremamente attento alle dinamiche sociali dell’epoca, tanto da divenirne quasi un profeta, comunque un anticipatore.

Ozanam era un convinto sostenitore del diritto alla proprietà privata, ad un salario dignitoso per gli operai dell’epoca, al riposo domenicale e all’assistenza pubblica per le classi più povere.

Perché Le Fonderie?

Verso la fine degli anni 30′, l’architetto bulgaro Nicolay Diulgheroff progettò un edificio a forma di macchina nave per ospitare la fonderia Simbi, su largo Giachino all’angolo con via Foligno e via Stradella.

Lo stesso luogo dove oggi si trova la cooperativa sociale.

Bene. Ora facciamo un salto in avanti.

Siamo nella Torino degli anni ’70, in pieno boom economico.

Torino è una città con una forte impronta industriale e anche qui, il divario fra ricchi e poveri è molto ampio.

Migliaia di famiglie dal meridione si trasferiscono a Torino, e non è facile per nessuno.

Le case non sempre si trovano, non tutti i torinesi accettano l’emigrazione, poiché viene vista quasi come un’invasione.

Sui portoni di alcuni condomini compaiono cartelli con la scritta “non si affitta ai meridionali”.

Il comune di Torino decide di trasformare l’edificio in via Foligno, dove in precedenza vi era la fonderia, in un ostello per ospitare le famiglie emigrate, con il nome di Casa Ozanam.

Poi a cavallo fra il 1986-87, a causa di problemi finanziari, i locali vengono riconsegnati al comune torinese, il quale li dà in gestione ad attività sociali e utili per la comunità.

Una poesia di Loris Passarella, presidente della cooperativa sociale, illustra bene il connubio fra Fonderie (lavoro) e Ozanam (sociale).

Presso le fonderie la materia prende forma, sì liquefa e rinasce oggetto, oppure alimento 

Il metallo sembra avere una sua volontà, il pensiero lo spinge a lasciarsi andare fusa

Per poi raggiungere nella nuova vita forme prima soltanto immaginate e noi lo accompagniamo soltanto…

e nel seguire la sua metamorfosi diamo inizio alla nostra

Questo è ciò che accade ai nostri ragazzi ogni giorno

Ragazzi in difficoltà, che vengono da realtà difficili, nelle fonderie Ozanam si fondono nel calore della condivisione di intenti.

Non esistono migliori, peggiori, titoli o gerarchie preconfezionate.

Esistono persone, che condividono la stessa visione sociale.